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piste val di fassa

I bilanci delle stazioni sciistiche: tante luci e qualche ombra

La stagione sciistica è ormai terminata in quasi tutte le stazioni dell’arco alpino ed è tempo di bilanci. A dispetto dei molti soloni che ogni anno ripetono la solita tiritera sul fatto che lo sci sia morto, che bisogna tornare a una montagna totalmente de antropizzata priva di qualsiasi infrastruttura umana, pare proprio che la stagione, almeno nei grandi resort, la stagione sia andata alla grande.

Performance un po’ sottotono invece per i comprensori più piccoli. Una tendenza alla concentrazione che evidentemente colpisce anche il mercato dello sci così come accade in molti altri settori economici.

Partiamo dall’Italia e dal comprensorio leader indiscusso del mercato, il Dolomiti Superski. Al momento non sono ancora noti i dati completi ma, nell’ultimo comunicato stampa si parla di una crescita del 2% di primi ingressi al 10 marzo il che è già di per sé un ottimo risultato considerando la crescita rilevante registrata già la scorsa stagione e soprattutto l’aumento dei prezzi che trasforma quel +2% in un incremento molto più rilevante a valore. Lo sci si conferma quindi lo zoccolo duro sul quale poi si innesta la crescita a doppia cifra della stagione estiva.

piste val di fassa

Un’immagine degli impianti del Buffaure

Entusiasmanti i dati del bilancio appena chiuso del Buffaure, località periferica del Dolomiti Superski ma comunque collegata al Sellaronda. Il bilancio chiuso il 29 aprile ha fatto segnare un balzo in avanti del 23% del fatturato passato dai 4.829.168 euro del 2022 ai 5.986.114 del 2023. A parte l’utile record di 734 mila euro, il dato più interessante è il peso dell’estate che rappresenta ormai 1 milione di euro 8+10,3% rispetto all’estate 2022) sul totale dei ricavi degli impianti di Pozza di Fassa. Ennesima riprova che lo sci rappresenta ancora la parte preponderante dei ricavi, parte su cui montare altre attività che gravitano comunque intorno agli impianti di risalita in ottica di destagionalizzazione e massimizzazione dei risultati.

Anche a Livigno diventata ormai una stagione di tendenza soprattutto tra i giovani, si parla già di stagione dei record con oltre 1,2 milioni di ingressi (1,15 la scorsa stagione). Gli stessi operatori parlano già di un inverno che ha stracciato tutti i record degli ottimi inverni 2018 e 2019 dell’epoca pre Covid.

Andiamo invece in Valle d’Aosta dove i dati definitivi e complessivi non sono ancora stati diffusi ma La Thuile, uno dei poli sciistici principali, ha diffuso dei dati parziali sul periodo natalizio dove il 2023 ha fatto registrare un +60% di presenze rispetto al 2022. Sì, avete letto bene una crescita del sessanta per cento nella settimana di Natale. Vedremo quale sarà il bilancio definitivo in una stazione che ha chiuso i battenti solo il 20 aprile.

Non così bene in Friuli dove le stazioni principali come Zoncolan e Tarvisio sono cresciute mentre, Forni di Sopra e Piancavallo hanno assistito a un calo, anche vistoso. Nel complesso una contrazione che si è assestata a un -1,6% che potrebbe sembrare poco ma può preoccupare soprattutto se si considera che nella regione l’aumento prezzi degli skipass è stato contenutissimo rispetto ad altri luoghi (prezzi 2023/24 dei giornalieri di 44 euro in alta stagione e appena 31 in bassa).

Passiamo ora alla Spagna, paese conosciuto più per le spiagge e le vivaci città che per le sue montagne. Sierra Nevada, la popolare stazione vicino Granada e una delle più importanti del paese, nonostante un inizio inverno con scarse precipitazioni, ha avuto una stagione sciistica lunga ben 149 giorni (tanto per trovarsi geograficamente alla latitudine del nord Africa) e terminata solo il 28 aprile con ancora molta neve al suolo e tanti operatori che chiedeva il prolungamento della “temporada” (stagione).

L’inverno ha accolto oltre 1,1 milioni di clienti (1.100.945 per la precisione) ed è stata la quinta stagione di sempre per afflusso nonostante, lo ripetiamo, la pochissima neve di novembre e dicembre e moltissimi giorni di chiusura per il forte vento, problema che negli ultimi anni sta affliggendo anche le Alpi. Il dato ancor più interessante, però, conferma anche per la penisola iberica una tendenza ormai in essere nelle stazioni sciistiche di maggior successo: si sono registrati 780.816 sciatori e 330.129 non sciatori. Praticamente il 30% dei clienti si è dedicato ad attività diverse dallo sci ed è stato attirato da attività alternative. Stiamo parlando di una tendenza sempre più concreta soprattutto in quelle stazioni dove l’offerta sciistica è forte.

Andiamo ora in Francia dove Compagnie des Alpes, grande holding che gestisce parchi divertimento e stazioni sciistiche tra le più importanti del paese come La Plagne, Les Arcs, Tignes, Val d’Isère, Méribel, Les Menuires, Serre Chevalier eGrand Massif ha pubblicato gli incredibili dati del primo semestre del bilancio 2023-2024 (1 ottobre 2023 – 31 marzo 2024). I numeri parlano chiaro: il comparto sciistico che rappresenta il 65% del totale attività del gruppo è passato da 434,8 M€ a 496,9 M€ con un incremento record del 14,3%. Anche qui possiamo dire che nei principali comprensori d’oltralpe, l’aumento del prezzo degli skipass non ha scoraggiato gli sciatori. Qui sotto un estratto dei dati del bilancio di CdA.

Inverno da dimenticare in Germania, paese che conta il più elevato numero di stazioni sciistiche di tutta Europa, ben 665. Molti di questi sono però piccoli comprensori delle Prealpi, bavaresi o della Foresta Nera serviti ancora da molti vetusti skilift che si trovano a quote molto basse e, in alcuni casi, addirittura sotto i 500m.

Proprio a causa delle quote modeste, il fatto che la pioggia l’abbia fatta da padrona in luogo della neve, ha ridotto notevolmente il numero di giornate sciistiche utili. L’inverno era partito bene con nevicate copiose a quote basse in novembre ma poi, elevate temperature e umidità hanno fatto il disastro. Diversa invece la situazione sul Nebelhorn vicino a Oberstdorf, e sullo Zugspitze (coi suoi 2.962 m la montagna più alta di Germania) dove le precipitazioni abbondanti sono state sempre nevose, la stagione è arrivata senza problemi al 1° maggio e la crescita degli utenti è stata a doppia cifra.

L’inverno anomalo è stato evidente, ad esempio, nel Sauerland, dove, nonostante la bassa altitudine dei comprensori sciistici di un massimo di 838 metri, la popolazione finora ha potuto vivere bene di turismo invernale grazie al fatto che anche le aree metropolitane del Reno e della Ruhr e i Paesi Bassi sono abbastanza vicini per una gita di un giorno o di un fine settimana. In totale sono riusciti ad offrire più di 120 giorni di sci, ma spesso solo con strette fasce di neve artificiale in un paesaggio altrimenti verde.

E alcune aree più piccole del Sauerland sono rimaste operative par appena cinque giorni durante l’inverno. Gli esperti ritengono che il limite di redditività dei comprensori sciistici tedeschi sia intorno ai 100 giorni di esercizio, se possibile includendo le vacanze scolastiche importanti. E il grosso problema, non solo nel Sauerland, era che i periodi di freddo mancano proprio durante le festività natalizie.

piste senza neve in Germania

Un’immagine delle piste bavaresi lo scorso inverno

Il problema dei piccoli comprensori tedeschi lo hanno condiviso le stazioni dell’Appennino in Italia dove i giorni di esercizio sono purtroppo stati pochissimi. Addirittura, a Natale molte stazioni erano chiuse e si sciare su pochissime piste innevate artificialmente a Roccaraso, Cimone, Corno alle Scale. Ovviamente il crollo delle presenze negli ski resort appenninici è stato drammatico con punte che hanno toccato oltre il 70%. Del resto, l’Appennino, in molti casi non ha ancora saputo rinnovarsi e proporre valide alternative allo sci sempre che queste riescano a garantire una sostituzione dell’utenza almeno sufficiente a mantenere i conti in ordine.

Quasi una beffa, poi, le nevicate di fine aprile che hanno portato a riaperture straordinarie all’Abetone e addirittura a Santo Stefano d’Aveto, unica stazione sciistica della provincia di Genova o persino al Passo Penice, in provincia di Pavia che, con i suoi 1.149 m ha aperto i battenti per una sciata in notturna il 25 di aprile.

In conclusione, dopo questa panoramica comunque parziale, non possiamo che avere una ennesima conferma delle evidenze sotto gli occhi di tutti. Il cambiamento climatico non è qualcosa che si possa prendere sottogamba anche se lo sci è ancora un mercato trainante ma lo è nelle stazioni di punta che soffrono meno sia la scarsità di neve (magari fronteggiando con importanti investimenti in innevamento programmato) e dove l’utenza è molto poco sensibile agli aumenti di prezzo.

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