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Uno degli eventi serali al Rifugio

CAI 2.0: La trasformazione pionieristica di Forte dei Marmi tra apertura ed innovazione

Ci sono delle persone che saltano subito all’occhio per determinazione e vitalità,in particolar modo in un ambiente dove vecchie logiche e tradizioni prevalgono sull’evoluzione sociale che il tempo impone. E’ il caso della mia esperienza al Camp Giovane Cai di Corvara dove durante la riunione del gruppo di lavoro sulla comunicazione ho avuto modo di osservare l’energia di Veronica Pierotti, giovane Presidente della Sezione di Forte dei Marmi. La sua energia e freschezza sono state una piacevole anomalia, una ventata di novità in un ambiente dove le logiche obsolete tendono ancora a predominare.

Veronica ha un modo di comunicare diretto e senza filtri, una caratteristica che ho ritenuto meritevole di ulteriori approfondimenti. Così, mi sono messo alla ricerca di informazioni sulle attività della giovane Presidente del CAI Forte dei Marmi, una località che solitamente evoca prima le famose spiagge. In questo viaggio di scoperta, ho incontrato una storia affascinante che andava esplorata.

Da osservatore esterno, ho iniziato ad analizzare le attività della giovane presidente del CAI Forte dei Marmi. Forte dei Marmi, una località famosa per le sue spiagge affascinanti e non certo per le montagne, nascondeva una storia intrigante. Desideroso di esplorare questo percorso di rinnovamento, ho richiesto il contatto della giovane presidente ai vertici del CAI. Volevo scoprire il “modello Veronica”, una formula che intravedevo essere la possibile chiave per il rinnovamento delle sezioni CAI in tutta Italia.

L’Inaspettata Presidenza

Veronica è la Presidente del Cai Forte dei Marmi ma inizialmente non si era candidata a quel ruolo di vertice. Il suo obiettivo, intriso della passione per la comunicazione, era rivolto a un ruolo differente all’interno del CAI locale. Tuttavia, il destino, con le sue trame imprevedibili, l’ha posizionata al timone di una sezione in crisi. Con il coraggio che la contraddistingue, Veronica ha affrontato la sfida. In una sezione senza un ricambio generazionale, un’entità morente era necessaria una trasformazione, un tocco di vitalità che potesse risvegliare l’entusiasmo e la passione latenti.

Con un approccio innovativo ha iniziato a imprimere una nuova direzione al CAI Forte dei Marmi. Si è allontanata dall’immagine istituzionale e rigida, optando per una comunicazione autentica e diretta. Mostrare senza filtri la vita di sezione e le attività in montagna, in modo semplice, chiaro e comprensibile a tutti.

Un invito aperto a vecchi e nuovi soci nell’immergersi in un’esperienza comunitaria arricchente, dove la passione per la montagna è il collante unificante.

Sezione aperta a tutti

Il rinnovamento non si è limitato a trasformare la comunicazione; ha riscritto l’intera vita della sezione. Ha rinforzato il concetto di inclusività, accogliendo soci di tutti i livelli di esperienza. La sezione è diventata un melting pot di idee, esperienze e passioni. La creazione del gruppo juniores è stata emblematica in questa trasformazione. L’apertura alle famiglie ha dato nuova linfa alla sezione, non solo portando nuovi appassionati di tutte le età, ma creando un gruppo unito il cui fine è diventato quello di ritrovarsi in montagna.

Ora il gruppo Juniores e’ una vera sezione nella sezione con uscite ed iniziative proprie, una vera e propria fucina in grado di dare struttura e far sperare per il futuro.

Rifugio come punto di riferimento

rifugio cai forte dei marmi

Il rifugio di proprietà del CAI Forte dei Marmi, è tornato ad essere fulcro delle attività della sezione. Il confronto con i gestori ha consentito di rinnovare un rapporto di fiducia in grado di fare da ponte per le iniziative e diventare vita integrante della attività di sezione.

Insegnamento dei Soci Anziani

Chi potrebbe gridare al conflitto tra generazioni deve mettersi il cuore in pace. La strada seguita nel rinnovamento del Cai Forte dei Marmi ha saputo trasformare la saggezza e l’esperienza dei “Soci Anziani” in una risorsa da mettere a disposizione dei giovani e dei neofiti, un serbatoio di competenze da poter sviluppare con nuove energie, quelle dei giovani.

Questo ha consentito di tenere unito il gruppo senza creare crepe insanabili.

Emulazione positiva

attivita bambini cai

Veronica ha messo in campo queste iniziative senza sapere se potessero effettivamente cambiare il corso della storia della propria sezione e soprattutto senza alcuna idea della possibile riprova all’interno del CAI. Mi racconta che è stato proprio il Camp Giovane CAI di Corvara ad aver decretato il successo del suo operato. Le sue attività social hanno attirato fin da subito l’attenzione del pubblico di giovani alpinisti, un misto di curiosità e freschezza

Le iniziative messe in campo sono state uno spunto costruttivo anche per altre sezioni regionali e non, che hanno implementato nuove iniziative e rinnovato il modello di comunicazione.

Cosa tiene fermo il CAI? Secondo Osservatorio Montagna

La storia del CAI è talmente significativa da risultare quasi pesante, così pesante da soffocare le innovazioni.

I principali punti di debolezza, che tengono ostaggio alcune sezioni, sono la troppa formalità e la troppa rigidità delle scelte. Un ricambio generazionale che spesso non arriva e tiene distante le energie migliori che potrebbero portare nuova linfa alla vita di sezione, ma non solo…

In alcune realtà esiste anche un sentimento elitario dove l’alpinismo viene visto come “cosa per pochi” e dove i neofiti trovano un clima pesante che trasforma l’entusiasmo iniziale in senso di costrizione.

Ultimo ma non per importanza c’è anche l’assenza di un modello comunicativo innovativo, canali web non presidiati che lasciano a terra una grande fetta di “nuovi potenziali appassionati”.

Questi sono i 3 ostacoli più grandi che noi vediamo con frequenza. Il CAI Forte dei Marmi ha agito per rimuovere questi ostacoli ed il risultato è stato evidente, raddoppiati gli iscritti in un anno e rivitalizzato una sezione che risultava ormai spenta.

Il CAI ce la farà?

I vertici del CAI si stanno dando da fare per rinnovare questo CLUB, sia il Presidente Montani che giovani dirigenti come Stefano Morcelli si stanno facendo portabandiera di un nuovo corso. Eppure sembra che sia necessario definire un modello chiaro e semplice da replicare, una volta individuato, questo modello dovrebbe essere portato di sezione in sezione per mostrare una nuova strada alle sezioni che da troppo tempo sono ferme sulle posizioni.

Il CAI è troppo bello per rimanere una istituzione vecchia, il CAI è troppo bello per rimanere un mondo chiuso ai Nuovi e Futuri appassionati della Montagna.

Davide Rigon

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