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Certificare l’Uso dei Fondi Pubblici, passo necessario per una Montagna Sostenibile

Lo sviluppo turistico della montagna è stato reso possibile da fondamentali apporti di fondi pubblici. Un intervento che ha tolto da povertà e spopolamento valli altrimenti destinate a un’economia basata su agricoltura e artigianato di sussistenza che non lasciava spesso alternativa all’emigrazione verso le grandi industrie del fondovalle.   

L’apporto di risorse pubbliche utilizzate in maniera virtuosa ha rappresentato e rappresenterà un tassello fondamentale per lo sviluppo turistico montano. Tuttavia, non sono mancati casi di utilizzo dei fondi pubblici per la realizzazione di opere che si sono rivelate insostenibili dal punto di vista economico e/o ambientale, trasformandosi in “Cattedrali del Deserto”.

Tale situazione è spesso generata dagli stessi enti territoriali (Comuni, Comunità Montane, Regioni, Province), committenti e proprietari delle opere realizzate.

Frequentemente l’analisi economico-finanziaria dell’opera si concentra unicamente sul costo dell’investimento e sulla sua integrale copertura con contributi pubblici. Il soddisfacimento di questa condizione è, di per sé, l’unico requisito necessario per avviare la costruzione delle infrastrutture, con la conseguenza di trascurare una fondamentale analisi economica previsionale sui costi di gestione e i fatturati attesi.

Leggendo notizie di cronaca locale non sono così infrequenti i casi di impianti di risalita appena realizzati in cui la gara di affidamento per la gestione non vede la presentazione di alcuna offerta o situazioni in cui il gestore dopo pochi anni di attività, preso atto dell’insostenibilità della gestione, riconsegna i beni all’amministrazione concedente.

Queste circostanze comportano conseguenze negative da un punto di vista sia economico che ambientale, con l’aggravio dell’inevitabile utilizzo di ulteriori risorse pubbliche per le imprescindibili spese di manutenzione periodica.

Emblematica la situazione di Bruncu Spina, unica stazione sciistica della Sardegna, dove nel 2018 si decise di sostituire il preesistente skilift con una seggiovia biposto che avrebbe dovuto dare maggior valorizzazione all’area turistica

Tuttavia, la mancata predisposizione di un più ampio e completo piano di sviluppo turistico ha portato alla conseguenza di aver realizzato un impianto nuovo senza la presenza dei necessari servizi complementari. A completare il quadro, la difficile viabilità per raggiungere la stazione sciistica e i maggiori costi di funzionamento della seggiovia, che hanno determinato l’assenza di soggetti disposti a prendere in gestione l’area, se non in presenza di un corposo e costante contributo in conto esercizio da parte delle amministrazioni pubbliche locali, con la conseguenza che, fino ad ora, l’impianto è rimasto inattivo.

Una situazione non isolata e che presenta casi analoghi anche in altre regioni a maggiore vocazione sciistica.

In Valle d’Aosta, ad esempio, nel 2009, il Comune di Valsavaranche decise di sostituire lo storico skilift Payel con una più funzionale seggiovia biposto ad attacchi fissi. I flussi turistici decisamente sotto le aspettative portarono alla momentanea chiusura dell’impianto nel 2018, decisione che diventò poi definitiva con il voto unanime del Consiglio Comunale nel febbraio 2020.

Riprendendo un articolo sulla stampa locale si può leggere quanto segue: “Per mantenere in funzione la seggiovia l’Amministrazione di Valsavarenche necessita di circa 110 mila euro all’anno; una cifra troppo elevata se raffrontata ai dati sull”andamento turistico nel comprensorio. Per 120 giorni all’anno la località resta praticamente senza turisti e durante il resto dell’anno raramente i passaggi in seggiovia superavano i venti biglietti giornalieri, tranne le poche giornate in cui venivano organizzate gare di sci.”

Numeri emblematici, i quali, se fossero stati oggetto di un’approfondita analisi economica preliminare avrebbero probabilmente portato a differenti valutazioni circa l’impianto da installare.

Negli scorsi mesi la seggiovia è stata definitivamente smontata, dopo la vendita al comprensorio Monterosa Ski. Sarà riposizionata a Gressoney-La-Trinité per ottimizzare il raccordo tra le piste del versante del Passo dei Salati con quelle del Colle Bettaforca. A Valsavaranche, invece, non resta più neppure uno skilift a servire le piste ben rimodellate in occasione dell’installazione della seggiovia.

Sono stati citati due casi emblematici, ma l’elenco di investimenti realizzati con contributi pubblici senza un’adeguata analisi prospettica dei costi di gestione potrebbe allungarsi notevolmente. E non riguarda solo direttamente gli impianti, ma anche alcuni investimenti complementari.

Tra questi, una tendenza recente, riguarda i percorsi cicloturistici in quota, realizzati con il fine di destagionalizzare i ricavi, incrementando la fruizione degli impianti durante tutto l’anno. Di per sé un’ottima idea, pur non mancando casi di arditi progetti con cantieri sino a quasi 3.000 metri di quota con un inevitabile impatto ambientale e una dubbia possibilità di reale ritorno economico.

Ciò in considerazione del fatto che si tratta di ambienti rocciosi, normalmente innevati da ottobre a giugno inoltrato, per i quali si presuppone uno sfruttamento di soli tre mesi all’anno, con costi di manutenzione e ripristino periodici certamente superiori ai percorsi di bassa quota.

Come prevenire queste situazioni senza al tempo stesso privare dei fondi pubblici chi li utilizza virtuosamente?

La soluzione più ovvia sarebbe un intervento legislativo che rafforzi il coinvolgimento dei professionisti nelle analisi di fattibilità tecnica ed economica. Per quest’ultima si dovrebbe prevedere l’obbligatorietà di un’analisi economico-finanziaria previsionale dei costi di gestione attesi, certificata da professionisti esperti in materia come possono essere i Dottori Commercialisti e i Revisori Legali dei Conti.

Un ruolo non innovativo per i professionisti che ricalcherebbe, in parte, la disciplina già da anni in vigore nell’ambito della crisi d’impresa, in cui un’azienda in difficoltà può ristrutturare la propria situazione debitoria predisponendo un piano economico-finanziario di risanamento che venga asseverato da un professionista che ne attesti veridicità e fattibilità.

I risultati di un intervento legislativo in tal senso, si sono visti anche con riguardo alla disciplina della cessione del credito dei bonus edilizi. Una volta introdotto l’obbligo di apposizione del visto di conformità sulla regolarità della documentazione, si è assistito a una drastica riduzione delle operazioni fraudolente.

Dott. Commercialista Davide Franchi

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