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piste senza neve

Lo sci sulle Alpi: un futuro ancora possibile? Cosa ci insegna lo sci estivo

Durante il mese di agosto è stato pubblicato su Nature uno studio Svizzero molto interessante (qui il link per chi vuole approfondire https://www.nature.com/articles/s41558-023-01759-5) che, evitando estremismi e valutazioni approssimative, analizza con scientificità e pragmatismo quale potrebbe essere il futuro delle stazioni sciistiche alpine nei prossimi anni in base ai differenti scenari di aumento della temperatura globale. 

piste senza neve

(Pista all’Alpe di Siusi a fine gennaio 2017 – FONTE: Osservatorio Montagna)

Diciamo subito che dalla ricerca, purtroppo, non scaturisce nulla di buono (e neppure di così nuovo): anche nello scenario meno drammatico, con un aumento medio della temperatura di solo 1,5 gradi, il 17% delle stazioni si troverebbe in difficoltà. Se poi gli incrementi fossero più elevati, come probabile, andrebbero in sofferenza la gran parte degli impianti sciistici. C’è una soluzione? Apparentemente no perché l’innevamento programmato, secondo lo studio, salverebbe ancora la pratica dello sci alpino sulle piste a quote più alte ma la scarsità di acqua potrebbe mettere in difficoltà l’approvvigionamento idrico, risorsa fondamentale per alimentare gli impianti d’innevamento.

Se vogliamo leggere la parte positiva del risultato di questo studio è che alla domanda se nei prossimi decenni si potrà sciare sulle Alpi, la risposta è sì, anche se molto probabilmente in un numero più ristretto di stazioni sciistiche e con una durata della stagione ridotta.

Lasciando le analisi climatiche agli scienziati credo che analizzare cosa sia successo ai ghiacciai adibiti allo sci estivo negli ultimi decenni possa fornire delle chiare indicazioni su quanto potrebbe succedere in futuro alle quote più basse. 

Guardiamo indietro. Siamo nel 2023 e, in ottica climatica, pare ragionevole considerare un intervallo temporale di 30 anni e volgere lo sguardo al 1993 e quindi non così lontano nel tempo. Molti non lo ricorderanno ma le destinazioni in cui sciare anche sotto il sole di agosto nel 1993 erano molte. 

Nella tabella sovrastante si può notare come le stazioni sciistiche operative nell’estate del 1993 erano ancora ben 30. In verde quelle attive ancora oggi in piena estate: siamo scesi a 5! In Francia tre stazioni aprono ancora nei mesi estivi ma ormai solo sino a inizio luglio. Persino lo Stelvio, unico comprensorio attivo solo in estate, nelle ultime stagioni ha funzionato a singhiozzo con chiusure prolungate durante le settimane più calde.

Da quanto è successo e sta succedendo allo sci estivo, credo si possano trarre interessanti indicazioni per il futuro dello sci invernale. Molte località, prevalentemente austriache e svizzere hanno saputo convertirsi allo sci autunnale e primaverile integrando l’offerta turistica che, in quei mesi di transizione riesce ad attirare contemporaneamente sia escursionisti che sciatori.

Oltralpe poi, si è puntato anche alla flessibilità della stagione e le piste in quota aprono non appena è possibile e chiudono quando le condizioni diventano proibitive. Oramai i gestori si sono resi conto che le date scritte nella pietra possono essere, a volte, difficili da rispettare. In Francia invece si è puntato di più su di una riconversione estiva degli impianti più in quota attrezzando nuovi percorsi da downhill per le MTB (i francesi sono da sempre pionieri in questo sport). Alcune stazioni italiane, invece, vuoi per localizzazione, vuoi per oggettiva impossibilità di riconversione, si sono semplicemente spente e, spesso, i rottami degli impianti, sono rimasti a lungo a deturpare il paesaggio.

Chissà se il Passo dello Stelvio riuscirà a trovare la propria strada magari per uno sci più concentrato nelle stagioni intermedie?

Quello che è certo è che il concetto di sostenibilità di lungo termine passa attraverso la flessibilità e la possibilità di riconversione di utilizzo degli impianti. Uno sci comunque ancora possibile ma un utilizzo dei comprensori condiviso con altre attività e una stagione più breve. Ce lo insegna anche la parabola delle stazioni sciistiche estive.

Marco Rizzarelli

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