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Quale futuro per le piccole stazioni sciistiche? inflazione, nuove sfide ed opportunità

Da tempo assistiamo a un’evoluzione del mercato sciistico verso comprensori sempre più grandi ed estesi. La corsa all’ampliamento dell’offerta sciistica sembra inarrestabile, benché il numero di sciatori non cresca allo stesso ritmo.

Tale tendenza ha favorito destinazioni come il Dolomiti Superski, che ha reso possibile sciare in due regioni differenti senza mai togliere gli sci, un punto di forza significativo. Seguendo questa traiettoria di successo, si è giunti al collegamento tra Pinzolo Campiglio e Folgarida, oltre a numerose altre opere di collegamento e ampliamento dell’offerta sciistica in varie destinazioni.

Oggi si discute intensamente del progetto Vallone Cime Bianche in Valle d’Aosta; gli operatori del settore lo vedono come l’unica opportunità per mantenersi competitivi nel mercato e sfidare i grandi comprensori sciistici francesi, svizzeri e austriaci. Tuttavia, rimangono indietro quelle stazioni sciistiche che, a causa della morfologia del territorio, non possono espandere ulteriormente la propria offerta e faticano ad aggiornare gli impianti di risalita a causa degli investimenti crescenti e meno sostenibili per le realtà più piccole.

Aumento dei prezzi

L’incremento dell’offerta sciistica dei grandi comprensori ha costi elevati (nuove piste, impianti più veloci e moderni) che si riflettono direttamente sul prezzo dello skipass. La prova è nel costante aumento del prezzo medio dello skipass negli ultimi anni, spesso giustificato dall’aumento dei costi o dalla congiuntura economica incerta, ma che in realtà risponde alla necessità di competere in un mercato completamente diverso.

Dove stanno andando le grandi destinazioni

Le dichiarazioni dei vertici del Dolomiti Superski rivelano che i prezzi in aumento non saranno un problema, data la strategia di internazionalizzazione dell’afflusso sulle piste. Non si prevede un ripensamento dei prezzi ma, al contrario, si punta ad attrarre sciatori esteri con maggior potere d’acquisto.

Questo approccio segue modelli consolidati come quello svizzero, che beneficia di un utente medio con alta capacità di spesa, influendo positivamente su fatturato e marginalità dell’indotto. Dolomiti Superski possiede risorse e competenze per affrontare sfide di questo tipo, come dimostra il record storico di presenze dell’ultima stagione sciistica.

Quale futuro per le piccole destinazioni sciistiche?

In un contesto sfidante, le piccole stazioni sciistiche potrebbero scoprire opportunità nascoste da sfruttare per mantenere la loro attività. Gli skipass più economici aprono le porte a quegli utenti che non possono più permettersi le grandi stazioni, diventando un’alternativa vantaggiosa specialmente per le famiglie, per le quali il costo di una giornata sulle piste può essere proibitivo.

Ecco perché una politica dei prezzi flessibile dovrebbe diventare il fulcro delle strategie di sviluppo. Prezzi variabili e promozioni possono riconquistare chi in passato ha abbandonato le piste o invogliare i principianti che si affacciano allo sci per la prima volta.

Alcune piccole stazioni stanno già cogliendo successi e potranno continuare a farlo in futuro, proprio puntando su questi nuovi sciatori. Chi inizia a sciare, e parte da zero, preferisce non spendere cifre eccessive per le prime esperienze. Così, le piccole destinazioni diventano più allettanti con i loro skipass abbordabili e pochi tracciati, che sono più che adeguati per i neofiti.

Lo stesso vale per gli sci club con le nuove generazioni in cerca di piste dove allenarsi senza spendere troppo. Qui il numero di piste è secondario nella scelta, mentre diventa economicamente vantaggioso il volume di skipass venduti per ogni sessione di allenamento.

I fattori che abbiamo elencato sono una grande opportunità che va ben oltre il semplice flusso di cassa. Diventare il punto di riferimento per gli sciatori di domani può incrementare il valore intrinseco della destinazione sciistica, attirando l’attenzione dei grandi comprensori interessati a formare partnership e collaborazioni, per catturare quegli sciatori che, nel prossimo futuro, cercheranno esperienze su piste più ampie e sfidanti.

Coccolare gli sci club e i nuovi piccoli sciatori ha salvato Bolbeno, la stazione sciistica più bassa d’Italia, da una quasi certa chiusura. Il destino che sembrava segnato è stato cambiato grazie a piccole ma decisive azioni.

Eventi come raduni, festival e così via rappresentano un’opportunità per le piccole destinazioni sciistiche. Offrire skipass a prezzi scontati, minor dispersione e una maggiore disponibilità e supporto organizzativo sono le chiavi per avere successo in questa direzione.

Maniva Ski ne è la prova, sfruttando la vicinanza con i centri urbani e la propria capacità organizzativa ha raccolto ottimi risultati. La presenza di eventi durante l’intera stagione sciistica ha dato una mano importante anche nei periodi di magra di neve.

Luoghi comuni da sfatare

È necessario sfatare alcuni falsi miti riguardo le opportunità per le piccole stazioni sciistiche, come l’idea che prezzi più bassi possano conquistare il mercato delle vacanze sulla neve. Le piccole località hanno limitate possibilità di erodere quote di mercato ai grandi comprensori per le vacanze sulla neve, tuttavia, possono ambire a diventare alternative valide per le gite giornaliere o le brevi permanenze, specialmente per chi vive nelle vicinanze.

I dati dei flussi turistici degli ultimi anni sono chiarificatori: le località del Trentino avanzano sia in inverno che in estate, mentre in altre regioni i numeri sono stabili o in calo.

Nella scelta di una vacanza sulla neve, si prendono in considerazione molteplici aspetti: una famiglia, ma non solo, è disposta a ridurre la durata del soggiorno pur di garantirsi una vacanza di qualità e senza preoccupazioni.

Le piccole realtà faticano a competere in questo contesto perché la qualità delle vacanze è strettamente legata agli investimenti effettuati; eccessivi investimenti possono alterare l’equilibrio dei prezzi che abbiamo illustrato in questo articolo.

Seguire questa direzione può rivelarsi controproducente, rendendo le piccole stazioni ancora meno attraenti di prima.

Un esempio è il caso di Passo Brocon, dove gli skipass a prezzi popolari non hanno eroso la clientela delle maggiori stazioni sciistiche concorrenti del Trentino Alto Adige. Il minor costo dello skipass si è scontrato con un’offerta ricettiva limitata e incapace di soddisfare le esigenze di coloro che cercano una vacanza invernale completa.

Obiettivi strategici

Nel definire gli obiettivi strategici le piccole stazioni sciistiche dovranno affilare la propria visione, puntando a eccellere in quelle nicchie di mercato dove possono effettivamente fare la differenza. Riconoscendo il proprio valore nel contesto più ampio del turismo sciistico, dovrebbero focalizzarsi su obiettivi chiari e conseguibili, mirati a consolidare e valorizzare il loro ruolo specifico.

I grandi comprensori sciistici, con ampi budget e risorse abbondanti, possono permettersi di esplorare e sperimentare, assorbendo gli errori come parte del processo di crescita. Al contrario, per i piccoli player, operare in un equilibrio precario significa che ogni errore può avere ripercussioni significative, compromettendo la stabilità e la sostenibilità a lungo termine.

Queste stazioni dovrebbero identificare il loro target con precisione, concentrarsi su target specifici potrebbe consentire alle piccole stazioni di costruire un’offerta mirata e di alta qualità, senza disperdere risorse in tentativi vani di competere su larga scala.

La loro strategia dovrebbe inoltre valorizzare le potenzialità di formazione per nuovi sciatori, potenziando le scuole di sci, creando programmi di formazione per giovani atleti e promuovendo eventi che attraggano entusiasmo e partecipazione. Questa direzione non solo aiuta a forgiare una nuova generazione di appassionati ma anche a instaurare un legame duraturo con la clientela.

La sopravvivenza ed il successo delle piccole stazioni sciistiche non derivano dall’imitare i grandi comprensori, ma piuttosto dal mantenere un rigoroso controllo dei costi e perseguire una chiara direzione strategica. Solo agendo in tal modo, queste stazioni non solo sopravvivranno ma potranno anche affermarsi come preziosi pilastri all’interno della comunità sciistica.

Davide Rigon

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