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Cosa ci insegna la vicenda Passo Rolle: lo sci deve fondersi con le attività alternative

In questi ultimi giorni del 2023 si sta consumando una vicenda triste ma educativa sulla gestione dell’area di Passo Rolle. Si è acceso un conflitto tra i proprietari degli impianti di Castellazzo e quelli del Rifugio Capanna Cervino, situato nelle vicinanze.

Da quello che apprendiamo, la proprietà degli impianti ha limitato l’accesso dei pedoni (ciaspolatori ed escursionisti vari) con reti e cartelli di avviso, e sono anche “fioccate” le prime multe per chi ha attraversato comunque le piste da sci al fine di raggiungere Capanna Cervino, un rifugio meta di tanti escursionisti in inverno.

La vicenda ha assunto una dimensione tale da finire sulle principali testate locali ed online, fino a creare due fazioni (come al solito) che si schierano dall’una o dall’altra parte. Noi non entreremo nel merito della vicenda, lasciando ad altre persone più informate questo arduo compito, ma analizzeremo quanto di interessante si può osservare per gli addetti al settore.

Il potenziale di Passo Rolle

L’area di Passo Rolle si può considerare una delle più belle ed importanti di tutta la zona dolomitica Trentina. È spesso usata come simbolo stesso del Trentino, la vediamo negli spot di Trentino Marketing o nel materiale pubblicitario dei brand legati al Trentino come Trentingrana.

Un passo Alpino a 2000 metri che si trova giusto ai piedi di uno dei punti più scenografici delle Pale di San Martino. Il netto stacco tra i prati verdi in estate ed innevati in inverno e la nuda roccia delle Dolomiti compongono uno scenario unico.

Anche se esposto al vento, il Passo offre una quota tale da offrire una lunga stagione invernale anche alla luce dei sempre più complessi inverni nell’era dei cambiamenti climatici. Il territorio offre sia ripidi pendii sia dolci sali e scendi, perfetti sia per lo sci che per i trekker.

Eppure ancora oggi questa è una delle poche zone del Trentino a vivere una situazione tormentata, specialmente in inverno.

Gli impianti di Passo Rolle non possono contare su seggiovie moderne come nel resto della Val di Fiemme, il flusso sciistico invernale è ridotto ai minimi termini rispetto alle vicine stazioni di Bellamonte o San Martino.

Sembra quasi che questa zona viva un tormento continuo dove lo sviluppo turistico è interrotto ed incompleto, sia verso lo sviluppo sciistico sia verso lo sviluppo escursionistico invernale. C’è stato anche un tentativo di rilancio visionario da parte della nota azienda di Ziano “La Sportiva” ma il progetto si è arrenato.

Verso l’escursionismo

Come spesso accade quando il turismo non viene governato, è il mercato a deciderne la direzione. A Passo Rolle lo possiamo notare con un flusso di escursionisti che ormai ha superato di molto le presenze sulle piste da sci. Il panorama fiabesco unito a mete simbolo come Baita Segantini, percorsi accessibili anche ai meno esperti ha creato un flusso escursionistico simile a quello che si osserva in zone come il Fuciade in Val di Fassa.

Sulle piste da sci invece troviamo un deserto ormai più unico che raro in Trentino. Mentre nelle vicine stazioni gli impianti sono saturi e le piste sovraffollate, a Passo Rolle non è difficile sciare con la sensazione di essere soli.

L’area subisce in modo passivo questo progressivo ma inesorabile sviluppo, la nuova domanda non viene governata e non si creano le sinergie che in altre zone hanno fatto la fortuna di intere vallate.

Impianti sì, impianti no

Tra il nulla di fatto per il mancato sviluppo di un’offerta sciistica adeguata ai tempi, e la proposta radicale di La Sportiva nel cambiare la natura dell’area, si ritorna vittima delle sterili polemiche tra le fazioni Pro e Contro impianti.

Questa ormai noiosa diatriba colpisce anche Passo Rolle, e come in tutti i territori dove si consuma questo scontro frontale, il risultato è un nulla di fatto sia in un senso che in un altro. Situazione ottimale solo per moltiplicare le visualizzazioni online e riempire di chiacchiere i bar, si rimane vittima di ideologismo lasciando in secondo in disparte l’impegno per un opera di vero sviluppo montano.

L’insegnamento

Osservando questa vicenda possiamo quindi trarre degli spunti di insegnamento di cui abbiamo già fin qui parlato:

Governare il turismo: La domanda turistica deve essere governata per garantire l’equilibrio del territorio. È proprio uno dei punti di forza del Trentino che nel corso degli anni ha saputo meglio di altri fare squadra per preparare territori pronti a guidare attivamente i turisti.

Siamo nel 2024 e non è più possibile agire da soli, per quanto imprenditori illuminati o gestori votati alla missione possano sostenere le attività di un territorio, lo sviluppo passa dal coinvolgimento attivo tutti i soggetti in grado di incidere sull’evoluzione. Inoltre sempre più decisiva la presenza di una cabina di regia forte.

L’offerta turistica allargata non è più un’opzione alternativa: Se in passato si credeva che proporre attività alternative fosse solo l’esplorazione di nuove aree di mercato da conquistare, oggi è necessario anche per preservare i vertical di settore.

Le vecchie settimane bianche da 6 giorni sugli sci sono un lontano ricordo, oggi e soprattutto domani il mercato chiederà di poter scoprire il territorio in ogni sua peculiarità, dallo sci alle escursioni fino alle cene in baita.

Per questo la mancata collaborazione tra i differenti attori rischia di minare dalle fondamenta anche quanto sviluppato in passato, l’assenza di sinergie può portare a un crollo dell’esistente e un danno che può protrarsi nel tempo.

Speriamo che da questo aspro scontro, possa nascere un rinnovato interesse verso il futuro di una della aree più belle di tutto il Trentino.

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